di Sergio
Fino agli anni ’90, la classe politica aveva cercato di ottenere il consenso alimentando lo spirito di crescita e di miglioramento della popolazione. Oggi il consenso non è più ricercato ma imposto. Le cosiddette riforme strutturali che ormai sono messe in atto da tutti i governi spingono alla sottomissione ed alla uniformità obbligata delle scelte politiche. Governi di destra, come di sinistra, si assomigliano sempre di più.
Per questo stiamo assistendo all’ultima fase di un collegamento diretto tra economia e politica, di cui le recenti riforme ed il decreto Ronchi sono solo l’anello più visibile. Pensate soltanto al numero di multinazionali che hanno accolto tra i propri azionisti i fondi pensione di tanti dipendenti del settore pubblico e privato. Oppure alle società che controllano le fonti energetiche (gas, elettricità, petrolio) o le materie prime minerarie e agricole il cui assetto azionario è sviluppato in modo da intersecare gli interessi di corporation private ed enti pubblici, a cominciare dai nostri comuni. Ed il gioco è fatto. In questo modo diventiamo tutti corresponsabili perché traiamo beneficio dalle stesse fonti di reddito. Quanti si opporranno ai comportamenti inquinanti e criminosi delle utility dell’energia sapendo che loro stessi ne traggono vantaggio attraverso la propria pensione?In che modo ci si opporrà ai tanti genocidi che a tutt’oggi si perpetrano nei Paesi ricchi di materie prime, quando sono proprio queste tragedie a garantire risorse al comune in cui viviamo, dall’azienda sanitaria alla scuola elementare? Il cerchio si è chiuso ed una nuova classe di servi si è creata. Il consenso da oggi in poi sarà legato alle quotazioni in borsa e sarà un CONSENSO SPA!
