Il Cinzia-gate bolognese non è solo una faccenda locale, di pettegolezzi e cattiva amministrazione del denaro pubblico. E’ una metafora degli abusi che attanagliano il nostro paese, anche se condita con il “ragù” tipico delle schermaglie locali a cui siamo abituati in questa città.
Il sindaco Flavio Delbono ha detto pubblicamente ai cittadini: “fidatevi di me!”. Chiudendo in questo modo il dibattito in attesa di incontrare gli investigatori. No, sindaco. Così non va bene. Noi cittadini non vogliamo più fidarci. Di nessuno. Perché la fiducia porta all’arrendevolezza. I cittadini che cercano il leader ‘ di cui fidarsi’ smettono di controllare, pensando che finalmente c’è qualcuno affidabile a gestire la città, la regione o il governo del paese. E questa è proprio l’anticamera dell’abuso.
La filosofia del controllo è incompatibile con la fiducia. La fiducia è un atto cieco, un sentimento irrazionale, che spesso fornisce a chi viene eletto la possiblità di giocare a carte coperte. “Ma intanto di me potete fidarvi”, dice il leader che ispira fiducia. E i cittadini che si fidano smettono di controllare. Tanto ci si può fidare.
No, basta con la fiducia. Ciò non vuol dire che siamo contro tutti. Assolutamente. Siamo per una politica trasparente, in cui i politici giochino a carte scoperte, senza segreti, senza ombre. E soprattutto per una politica in cui non ci si appelli mai più alla fiducia. Niente assegni in bianco per nessuno, caro sindaco. I cittadini devono aprire gli occhi e chiedere conto. Sempre e comunque. Anche e soprattutto al politico che si è scelto di votare. Si chiude l’epoca del leader che ‘ispira’ fiducia e comincia quella del controllo continuo. Nessuno escluso.
