di Alba
Gentile Commissaria Cancellieri,
ho letto alcune sue considerazioni sulla festa della donna. Tra l’altro proprio in questi giorni si è consumata a Bologna l’ennesima violenza ad opera di un ragazzo che ha dichiarato, non appena reso inoffensivo: “ma era una bella ragazza!” Oggi le cose, grazie alla diffusione di certi atteggiamenti maschili, del potere e dei media stanno inesorabilmente prendendo questa china.
Nutro per lei una simpatia istintiva, quella simpatia che molte donne bolognesi le riservano, come lei stessa dichiara di aver notato da quando è avvenuto il suo ingresso a Palazzo D’Accursio. Sono d’accordo con lei sulla inutilità dell’8 marzo così come il mercato l’ha trasformato. In città però in questa giornata si moltiplicano le manifestazioni culturali, come mostre e cineforum. Negli ultimi anni questa festa ha trovato il suo scopo nella “sorellanza” tra donne di tutti i paesi. Noi a Bologna, lei osserva, viviamo una situazione di privilegio. Se le conquiste, però, sono quelle che ci portano a parcheggiare i nostri neonati al nido o nelle mani di badanti che a loro volta dovranno lasciare i loro figli (magari in un paese lontano, privati della presenza materna)….allora qualcosa non funziona…
In questo mondo globalmente mediato, possiamo quindi bearci delle nostre conquiste senza pensare che potrebbero non essere più così scontate, come di tanto in tanto viene ventilato ? Io temo che non possiamo.
Quando si sente continuamente parlare di quote rosa, di taxi rosa, quando le opportunità per una donna dipendono esclusivamente dagli strumenti e dalla formazione culturale è opportuno continuare a ricordare anche in modo simbolico la fatica di tante donne.
Dopo tutto, l’8marzo è una commemorazione, non dimentichiamolo. Sarebbe in effetti come se noi bolognesi smettessimo di commemorare il 2 agosto…
Sarà meraviglioso il giorno in cui potremo dimenticare, vorrà dire che le ingiustizie saranno debellate, che il mondo vivrà in armonia e in pace.
La cosa più sensata e condivisibile che mi è capitato di sentire sulla parità, è stata questa domanda: A che serve partecipare su un piano di uguaglianza ad un sistema che ci sta uccidendo tutti?
Vogliamo rivedere le nostre lotte di genere partendo da questo? Io credo che lo dobbiamo alle donne che ogni giorno vivono intorno a noi e con noi e a cui la povertà estrema nega qualsiasi possibilità di affrancarsi. Lo dobbiamo a Tatiana, a Vasilissa, a Tanzilla, ad Agafia e molte altre.
