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Ciao Mario

E’ morto nella maniera più degna, quando era pronto….volando…senza lasciare che le cure lo uccidessero prima della morte…e questa intervista è il messaggio più bello che poteva lasciarci….ciao Mario

Un cittadino chiede

di Giuseppe, pensionato ma non “in pensione”

Dopo pochi mesi svanisce l’amministrazione comunale,  l’impensabile per una città come Bologna è successo.

Si dovrà rivotare, scegliere chi dovrà amministrare questa città.
Ma quanti cittadini delusi dall’amministrazione scelta o subita, si sentono solo usati per aver fatto una “crocetta” che non è servita a nulla? Avranno ancora voglia di credere che il loro voto serva a dare una efficace amministrazione a Bologna?

Eppure io credo che i protagonisti rimangono sempre i cittadini.  Senza i cittadini chi rappresenterebbero il Sindaco, gli Assessori, i Consiglieri Comunali? E allora perché questo ruolo primario non viene riconosciuto perché possa essere svolto con efficacia?

Facciamo un paio di esempi. La proprietà di un’azienda nomina per la gestione della stessa degli amministratori, una volta nominati non li deve controllare? Se i condomini di un’immobile nominano un nuovo amministratore, non devono controllarne l’operato ? Proprietari di una azienda, condomini ovvero proprietari di una casa, analogamente i cittadini ovvero i veri proprietari della città, perché non dovrebbero controllare gli amministratori ?

Messa una croce su simbolo di un partito o il nome di un candidato, come con un atto di fede dovrebbero poi disinteressarsi di come viene amministrata la proprietà Comune?

Finora da parte degli amministratori politici non c’è stata questa consapevolezza che il referente a cui rispondere sono i cittadini, ma non a fine mandato, tutti i giorni, per tutti gli atti che svolgono, al contrario sembra abbiano il retropensiero che devono essere lasciati lavorare, perché i cittadini non possono sapere … tutto!

Bene, io chiedo per questa città che la prossima amministrazione come primo principio istituzionale si dia l’impegno di farsi controllare dai cittadini quotidianamente, garantendo gli accessi agli atti con gli stessi tempi e le stesse possibilità che hanno i componenti della Giunta.

Bene il controllo, ma ragioniamo sul metodo

Riceviamo da parte di Sergio Lo Giudice, presidente del Gruppo Consiliare PD del Comune di Bologna, e pubblichiamo volentieri. Speriamo che anche altri consiglieri partecipino a questo dibattito sulle modalità del “controllo”

di Sergio Lo Giudice

La democrazia è uno strano animale. Imperfetta per natura, rimane il sistema meno inadatto a governare le società. La democrazia indiretta è un’evoluzione necessaria delle assemblee delle piccole città greche. Può liberarsi dei limiti di una democrazia delegata se sa stimolare la partecipazione dei cittadini alle decisioni e il controllo sugli eletti. Ben venga, quindi, l’iniziativa di “Controllo Cittadino”: monitorare l’attività dei consiglieri per informarne la cittadinanza. Perché questo avvenga nel migliore dei modi, però, è necessario trovare le modalità migliori per un’informazione corretta e significativa.

Il Consiglio comunale fornisce già i dati, certi e verificabili, delle presenze alle sedute e alle votazioni. Quelli pubblicati ieri (NDR il 12.01.2010) dal Corriere vanno oltre, fornendo informazioni più articolate su criteri discrezionali. Ma più ci si stacca da un criterio oggettivo, più rischia di essere viziata la lodevole intenzione di fornire ai cittadini uno strumento di valutazione dei loro rappresentanti. Può essere utile, anche ad uso degli estensori del monitoraggio, qualche osservazione sul metodo.

L’“indice di attività” creato non tiene conto di iniziative che si è scelto di non monitorare, condizionando inevitabilmente la classifica. Appare strano che un dato significativo come la presenza al voto non sia preso in considerazione, penalizzando chi garantisce con la continuità della presenza lo svolgimento dei lavori. Manca inoltre qualsiasi riferimento alla partecipazione alle commissioni. È soprattutto qui che i consiglieri contribuiscono alla definizione delle proposte: replicare tutti gli interventi in sede di Consiglio sarebbe un inutile appesantimento.

La graduatoria individuale, inoltre, non tiene conto della differenza nel numero di componenti dei gruppi consiliari. Si pensi alle dichiarazioni di voto che precedono l’approvazione di ogni delibera: il consigliere “monogruppo”  dichiarerà su ogni delibera, mentre in un gruppo più numeroso le dichiarazioni sono svolte a turno da vari consiglieri. Lo stesso vale per il dibattito dove, in linea di massima, intervengono non più di uno o due consiglieri per gruppo: se i 24 PD intervenissero su ogni argomento sarebbe la paralisi dei lavori.

Va ancora peggio nell’attribuzione dei voti ai gruppi, dove al PD è attribuito un  “sorprendente”  1 su 10.  Senza entrare nei dettagli, sarebbe stata una minima accortezza sommare le attività dei singoli. Così, invece, la classifica non fa che ripercorrere la composizione quantitativa dei gruppi mettendo in cima, com’è ovvio, i più piccoli e in fondo i più numerosi.

Ben vengano, insomma, le attività di controllo sugli eletti, ma si mettano in campo strumenti attendibili, altrimenti viene a mancare l’obiettivo prefissato: una corretta informazione ai cittadini.

Autoeducazione alla cittadinanza

di Ferdinando, intellettuale, 27/04/2009

Con questa classe dirigente siamo tutti destinati al fallimento: le nostre istituzioni, le nostre imprese, le nostre finanze, le nostre famiglie. I partiti sono diventati delle burocrazie sorde ai bisogni dei cittadini. La legge elettorale vigente ha aggravato questa situazione consentendo alle segreterie di partito di imporre i nomi dei candidati alle elezioni. Tutto ciò ha confermato la convinzione che i leader politici italiani siano una casta privilegiata e irresponsabile. Negli ultimi anni, l’abisso tra i cittadini italiani e i loro rappresentanti si è approfondito. I cittadini vorrebbero un impegno serio per fermare il riscaldamento del pianeta, ma la classe politica non ha nessuna voglia di ascoltare. Non ci sono mai i soldi per i servizi fondamentali (scuola, sanità, giustizia, ecc.) o per ridurre le tasse, ma i nostri politici trovano miliardi per aiutare i grandi gruppi finanziari e industriali o per aumentare i propri privilegi…
Nell’accettare questa situazione di abuso con tutte le conseguenze che ha sulle nostre vite, noi accettiamo di essere sudditi, cioè complici. Da cittadino, chiedo a tutti di avere consapevolezza dei rischi che stiamo correndo. Chiedo a ciascuno di tornare ad indignarsi, cioè di tornare a vivere. La vergogna e la rabbia sono i due sentimenti da cui nasce la possibilità del riscatto. Dobbiamo cominciare a scendere in piazza contro noi stessi, contro la nostra indifferenza, il nostro individualismo, il servilismo, le paure, la pigrizia… Dovremo cambiare pelle, anima e testa. La metamorfosi per diventare i cittadini che non siamo mai stati è radicale e richiede tempo. Per cambiare disponiamo di un solo strumento: noi stessi.