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Flusso di coscienza

Mi sono veramente rotta di assistere alla progressiva rovina di questo paese con i cittadini che se la menano e stanno ancora a pensare ad alleanze con questo e con quello e che credono ancora che si possa crescere economicamente come Bersani pensa appena sarà eletto che poi non si sa e comunque alla lunga ci si è accorti che chi ci ha portati fino qui sono proprio loro con quelle facce di tolla che hanno stampato in faccia che se ne strafottono di chi tira a campare anzi tirare a campare ci fa essere ancora più assenti e quindi fa il gioco di tutta la compagnia ma che non mi si venga poi a dire che è colpa loro perché allora poi non abbiamo capito niente perché quando le peggio cose della storia sono avvenute noi abbiamo collaborato altrimenti non si sarebbero potute fare quelle cose lì  né il nazismo né il fascismo e neanche i comunismi con tutte le buone intenzioni di dare mezzo pollo a testa ma questa volta siamo fottuti proprio tutti perché io non viaggio molto ma mi pare di capire se qualcuno mi racconta che dappertutto ci sono città vetrina per i ricchi sceicchi  tutte scintillanti come ad esempio adesso qui a Bologna sotto la galleria Cavour che quelli che si stanno godendo i nostri soldi ci vanno a spendere perché se a noi mancano i soldi, qualcuno se li prende questo lo capisce anche un bambino e noi qui a fare i conti se possiamo fare o no quella cosa che ci rende così felici e poi c’è qualche spezzone di discorso un po’ come i pensieri di il cielo sopra berlino quando senti la ragazza che ti taglia il prosciutto che dice ieri sera con il ghiaccio per strada quando sono arrivata a casa le bambine dormivano già e io non le ho viste ieri ma sento che dietro questo ragionare c’è una rassegnazione e quanti sacrifici bisogna fare per campare come tutti gli altri e adesso non ci si può permettere neanche un mazzo di tulipani sul tavolo perché la bellezza fa bene all’anima  e ci saremmo dovuti accorgere che ci stavano costruendo case di merda e quartieri di merda con centri commerciali per i poveretti che così passano la giornata là e fanno qualche acquisto d’impulso che magari ha speso più di benzina per arrivarci ma va così perché bisognava fare le strade e far crescere il paese come un grosso tumore e non ci sono più neanche i marciapiedi per camminarci e noi qui come stronzi a chiedere le piste ciclabili per non farci abbattere come birilli se decidiamo di fare gli alternativi anziché metterci qualche bomba su quelle strade di merda e case di merda e ieri poi Peppe Carpentieri all’assemblea ha detto che la nostra generazione ha rovinato il paese e io mi sono sentita offesa e umiliata ma poi ho pensato che anche lui non ha capito che queste divisioni sono cibo per quella merda che ci divora  e poi c’è che ieri sera mi hanno chiesto di fare un’offerta per i bambini africani di un certo orfanotrofio ma mi girano così i coglioni quando qualche signora si mette a fare quelle cose lì come mettersi la sciarpa di Telethon e noi imbecilli che subito diamo i 2 euro che poi ci facciamo tutti i cazzi nostri e rimaniamo convinti che loro non ce l’hanno fatta perché noi siamo più intelligenti e questo è e così anche uno che si fa il mazzo per 800 euro non se la sente di dire di no e tutti quei soldi vanno a fabbricare altre ingiustizie perché una qualche bomba sotto il culo del Fmi e Wto e di tutti quei banchieri che si alzano la mattina e decidono i nostri destini proprio ci starebbe perché anche quando vado adesso a cambiare un assegno di mio suocero intestato a me che ha un conto alla popolare dell’Emilia dove ci arriva la pensione ogni mese e il conto è coperto e ci ha pure dei soldi investiti mi fanno il terzo grado e mi dicono adesso vediamo se  il cassiere glielo paga come se li andassi a rubare a me non pare una cosa normale e ci ho anche discusso con gli impiegati ma le regole e tutto il resto ma come facciamo presto ad adattarci alle regole e questo forse è un problema perché l’osservanza delle regole ci frega sempre e se tu provi a dire disobbediamo allora si alzano cori anche tra quelli che non ti aspetti ma finché c’è una pensioncina pagata  e un qualsiasi reddito che ci fa campare allora le regole vanno rispettate ma quello che io spero che a tutti quei pensionati che non alzano il culo dal divano della tv gliela tolgano la pensione e allora come la chiamavano i nostri geni? macelleria sociale? va bene voglio la macelleria sociale un po’ come quando ho la casa così in disordine che decido che non mi frega e il disordine mi sovrasta e poi ad un certo punto decido di riordinare e pulire e dopo sembra che sia passato dio a darmi una mano e la cosa mi rende felice mi aspetto che si arrivi al massimo del disordine e allora dopo vedremo che fare certo che i potenti del globo lo sanno che siamo messi così e forse i loro antropologi che insieme agli economisti fanno il lavoro di capire come ci muoviamo lo sanno che forse ci scanniamo e così si risolve il problema della sovrappopolazione e delle risorse e si faranno un bel mondino tutto loro e chi s’è visto s’è visto comunque la democrazia partecipativa sarebbe una bella cosa se non avessimo delle teste di cazzo che non hanno mai letto un libro nella loro vita e che pensano che magari basta un grillo che te lo metti sul distintivo e ti innalzi rispetto alla massa ma a me fa un po’ schifo mettermi un distintivo che alla fine anche nelle peggio cose se lo sono messo svastiche falci martelli e quant’altro ma qualcuno l’aveva detto che saremmo finiti male anzi molti più di qualcuno ma pochi hanno letto quei libri lì e poi anche l’università dovrebbe interdisciplinare perché se no è difficile capire come va il mondo e quelli che escono sono come robot che hanno imparato quella cosa lì ma scienza coscienza medicina economia filosofia sono tutte collegate come dice bateson noi osserviamo la mano e diciamo che abbiamo 5 dita ma non è vero perché le dita sono quattro  ognuna è collegata all’altra e se cominciamo a vedere il mondo così ci accorgiamo che ogni cosa è illuminata e mio figlio è anche tuo figlio e se io vedo così so quello che devo fare e nessuno me lo dovrà dire neanche dio.

Alba incazzata

La scatola dei sogni

Mario Monicelli se n’è andato. Prima di lui, ad uno ad uno, sono usciti di scena tutti i nostri grandi attori del novecento. Un tesoro immenso della cultura mondiale. La fine di quella generazione senza eredi, la linea di demarcazione  è profonda ed insuperabile come un canyon. Sono convinto che la prova documentale della società italiana, raccontata dalla nostra cinematografia,  sia un evento unico al mondo. La capacità di rappresentazione anatomica che hanno dimostrato i nostri autori del cinema non ha eguali. Mi piacerebbe ricordare tutti i nomi degli attori , dei caratteristi ,dei tecnici della fotografia, degli sceneggiatori ma rischierei di dimenticarne qualcuno: preferisco  pensare a un tutt’uno che li comprenda. Monicelli ci ha lasciato  con un gesto stoico, un simbolo della dignità umana, inviolabile e distaccata soprattutto dalla stupidità che incombe. La stupidità che oggi ci violenta e ci governa ,e che ci impedisce gli atti di ribellione. Ma torniamo al nostro, la sua veneranda età e il suo intelletto integro lo hanno eletto a simbolo di  un viaggio. Il viaggio del nostro Paese attraverso la cultura   nei secoli che purtroppo si è concluso  in una valle sterile e di angosciante vuoto.
Ogni pezzo dell’arte del cinema, via via, è stato riposto in una scatola. Ogni attore un pezzo, ogni regista un pezzo, ogni sceneggiatore un pezzo e così avanti. E, poi arriva lui, a scatola piena, e chiude il coperchio. “Adesso siamo tutti, la storia è finita e viviamo  nei sogni”. Grazie Mario

Sergio

Ciao Mario

E’ morto nella maniera più degna, quando era pronto….volando…senza lasciare che le cure lo uccidessero prima della morte…e questa intervista è il messaggio più bello che poteva lasciarci….ciao Mario

Sulle Aree Militare dismesse a Bologna

Segnalata da Alba una mail inviata a assembleacultura@women.it

To: assembleacultura@women.it
Date: Tue, 23 Nov 2010 22:15:34 +0100
Subject: [Assembleacultura] vi relaziono la mia visita alle aree militari dismesse

Qualche giorno fa un amico mi ha mandato una mail dove mi informava che il 23 novembre ci sarebbe stato un incontro di presentazione con visita alle aree militari dismesse. Ho dato un occhio all’invito e mi sono registrata, come chiedevano, per partecipare.
Ho inviato la richiesta ad un numero di fax di Bergamo indirizzata a Daily RE TV. In pratica questa Daily RE è un agente immobiliare che per conto del Demanio fa visitare, illustra, in pratica vende, come fanno gli agenti immobiliari appunto, le aree militari di Bologna.
La giornata prevedeva degli interventi di presentazione in una sala della pinacoteca in via Belle Arti 56, un buffet e la visita guidata con pullman alle ex caserme Sani, Masini e Minghetti.
Appena arrivata ho copiato alcuni nomi delle società che avevano le sedie riservate: Galotti spa, Nomisma, Gabetti Property Solution spa, Te.s.l. srl, Consorzio cooperative costruzioni, D.L. engineering srl, Pozzi e Troti spa, FIMAA bologna, Vadadige costruzioni spa, Unipol gruppo finanziario, CDS real estate spa, Reag spa, Ance bologna (e altri). Ho saputo che sono già state effettuate 50 visite e che per visite più dettagliate ci si può prenotare alla Daily RE. Ci sono anche dei russi interessati (voci).
Capobianco dell’Agenzia del Demanio spiega quanto il demanio ha messo sul mercato negli ultimi anni e quanto è stato venduto (alcune aste sono andate deserte). A Bologna ora ci sono da vendere 19 ex aree militari e una del comune, la scuola Tambroni. Il commissario Cancellieri ha ritenuto opportuno procedere alla vendita di 8 aree, le altre verranno vendute dalla nuova giunta, presumibilmente nell’autunno del 2011. In questo lotto l’area più importante è la caserma Sani, un paesello composto da 26 grandi edifici e una vasta area verde. Rimangono da valutare e vendere aree importanti come la Staveco e i Prati di Caprara (e Mazzoni, Albano, Azeglio, Tambroni)
Ex caserma Sani base d’asta 42 milioni di euro
Ex caserma Masini base d’asta 14 milioni di euro
Ex teatro della caserma Minghetti base d’asta 4 milioni di euro
Apertura buste con le offerte 15/12/2010
Ex direzione lavori base d’asta 300 mila euro
Compendio Monte Paderno base d’asta 100 mila euro
Ex caserma Mameli base d’asta 800 mila euro
Polveriera val d’Aposa base d’asta 1200 mila euro
Postazione CPB San Pancrazio base d’asta 100 mila euro
Apertura buste con le offerte 20/12/2010
Cosa ci guadagna il comune? Il comune trattiene dal 15 al 5 % del ricavato della vendita, questa percentuale decresce con l’aumentare del tempo che il comune impiega a stabilire i vincoli, le destinazioni, il prezzo e a mettere il bene sul mercato. Se il comune fa in fretta, come nel caso di queste 8 caserme, la percentuale è al massimo, ovvero il 15%. Per le aree che verranno vendute dalla nuova giunta (la nuova giunta potrà decidere di apportare modifiche ma i progetti sono già pronti, destinazioni, vincoli e valutazioni già fatte) la percentuale sarà minore.
Il costruttore ha l’obbligo di ristrutturare per il comune degli immobili da restituire alla collettività; questo rappresenta il maggior guadagno che il comune ricava dall’operazione, la riqualificazione delle aree  e la dotazione di cui beneficerà la città. Nel caso della caserma Masini è stato stabilito che verrà realizzata una scuola, nel caso della Sani gli edifici 1, 10 e 26 dovranno essere ristrutturati e rimarranno proprietà del comune. I volumi potranno essere aumentati di pochissimo (i 9 edifici sottoposti a vincolo verranno restaurati e gli altri demoliti e ricostruiti per gli stessi volumi) e l’enorme area verde diventerà in parte parco pubblico. Cosa si farà negli edifici che torneranno al comune verrà deciso dal comune assieme ai quartieri e alla ditta costruttrice. I quartieri sono già stati sentiti (la richiesta della scuola nella caserma Masini è una richiesta del quartiere) ma non è ancora stato deciso tutto ciò che verrà realizzato.
Giacomo Capuzzimati (comune di Bologna Dipartimento qualità della città) elogia il fatto che si sia finalmente giunti alla vendita. Delle aree militari si parla da 20 anni, lui se ne occupa da quando è entrato in comune.
Francesco Evangelisti (comune di Bologna Dipartimento qualità della città) spiega che la Bolognina, dove si trova la caserma Sani, è una zona in riqualificazione, grazie ad un collegamento ferroviario suburbano sarà velocemente collegata alla stazione centrale (rientra nel progetto di ammodernamento dello snodo bolognese). Una pista ciclabile, che sorgerà al posto dei binari che corrono lungo via Ferrarese, la collegherà in linea retta al centro. In quella zona altre aree ex industriali sono già in riqualificazione.
La dott. Grifoni rappresentante della soprintendenza parla dei vincoli, le soprintendenze sono cambiate, si son fatte più pragmatiche, se ci sono immobili che non hanno valore storico si è concesso il permesso di demolirli.
Ing. Marco Morelli agenzia del Demanio, valorizzazioni.  Il comune è riuscito a mettere intorno ad un tavolo tutti gli attori che avevano interessi su questi beni. E’ riuscito a creare una sincronia tra PSC, RUE e PUV (Piano strutturale comunale, Regolamento urbanistico edilizio e Programma unitario di valorizzazione). Cosa vuole l’investitore, si è chiesto il comune? Che il rischio sia ridotto al minimo. Con le società con cui è stato redatto il piano ci si è posti l’obiettivo di porre regole coerenti con la pianificazione urbanistica e coerenti anche con le aspettative delle aziende costruttrici. Insomma prima è stato fatto uno studio di fattibilità tecnica, urbanistica e strutturale, poi è stato fatto uno studio di fattibilità per vedere se il bene fosse appetibile sul mercato.  Il comune vende quindi la tavolozza con relativa cornice, regole e paletti. Starà poi alle capacità dei costruttori realizzare un bel quadro. Quando si siederanno al tavolo con gli interlocutori del comune possono star sicuri che troveranno persone preparate. Quindi una parte di rischio c’è, rimane, ma i costruttori troveranno modalità di utilizzo certe, in tempi certi. Verranno messi a disposizione tutti gli studi, piani e pareri che sono stati fatti. Illustra la caserma Sani: come si vede dall’alto si tratta di un’area abbastanza vuota, con molto verde, in un’area circostante molto piena, molto costruita. Le indicazioni prevedono che rimanga un’area con molto verde, poco volume può essere incrementato, le destinazioni d’uso ammesse sono elencate. 9 edifici hanno il vincolo della conservazione, gli altri possono essere demoliti e ricostruiti. Il comune auspica progetti di qualità e collaborazione, i rapporti con le istituzioni saranno improntati su questi parametri. Caserma Masini: in centro storico. Sono ammesse tutte le destinazioni elencate ed è prevista anche una scuola. Coniuga gli interessi dell’imprenditore con quelli della collettività. Prevede anche la possibilità di realizzare un parcheggio interrato. Masini e Minghetti nascono su due aree conventuali.
Per chi vuole saperne di più, piante, destinazioni d’uso, vincoli…

http://www.agenziademanio.it/export/demanio/servizi/Catalogoimmobiliinvalorizzazionen.htm

Le pensioni dei parlamentari

Cari amici:

il giorno 21 settembre, nel silenzio quasi generalizzato dei media, un’ordine del giorno per diminuire la pensione dei parlamentari è stato bocciato dalla Camera dei Deputati con incredibile maggioranza bipartisan: 22 sì, 498 no! Salvo il gruppetto dell’IdV, tutti gli altri hanno respinto la mozione. Cliccando qui troverete la scelta di voto di ogni singolo parlamentare.

I parlamentari sono gli unici ‘dipendenti’ a poter scegliere il proprio stipendio e annessi emolumenti. Nessuna li controlla e quindi fanno come vogliono. Sarebbe sufficiente una piccola riforma costituzionale che stabilisca il seguente principio: lo stipendio del parlamentare della Repubblica è allineato in modo inderogabile allo stipendio medio del paese, così come calcolato annualmente dall’Istat. Infatti, i parlamentari non dovrebbero guadagnare né un euro di più né uno di meno del lavoratore medio. Se gli stipendi degli italiani vanno giù, allora scende anche l’indennità parlamentare. Se invece vanno su, allora in parlamentari si ritroveranno qualche euro extra in tasca. Così, forse, pur di veder crescere il proprio stipendio farebbero il possibile per aiutare i lavoratori italiani a guadagnare un salario più dignitoso (sempre che non decidano,  furbescamente, di taroccare le statistiche!).

I lavoratori italiani sono tra i più sottopagati d’Europa mentre i nostri parlamentari si aggiudicano lo stipendio più alto del continente. Ma, come ripetiamo ormai da tempo, i cittadini che non controllano si beccano la classe politica che si meritano. In Inghilterra, buona parte dei politici che avevano abusato dei rimborsi l’anno scorso si è dimessa tra il furore popolare. In un altro paese, saremmo già scesi tutti in piazza ed avremmo circondato il Parlamento rifiutando, pacificamente, di andarcene fino a che i parlamentari non abbiano votato una legge ‘anti casta’ degna di questo nome. In un altro paese. E in Italia?

Ferroterapia

BOLOGNA,  NODO (SCORSOIO) DEI TRASPORTI:
SCIOGLIAMOLO IN UNA LEGA DI FERRO/VIE!

Sappiamo che Bologna è il cuore dei trasporti italiani: ma è un cuore malato, perché sottoposto esageratamente alla cura del piombo, delle polveri sottili, del cemento e dell’asfalto, in tre parole: stressato dall’auto. Ma anche trafitto da freccerosse, nere, argento…

Ed è un cuore con gravi patologie interne, per cronici problemi di circolazione, urbana e suburbana, mai risolti o affrontati nel modo più giusto e terapeutico.

Anzi, con risposte sbagliate sia per l’inefficacia trasportistica che per lo svenamento di risorse finanziarie: l’inutile CIVIS del tandem Guazzaloca-Cofferati, il metrocoop (sempre voluto dalla suddetta ”coppietta-omicidi”,  già appaltato a un colosso della Lega e forse cancellato dalla Cancellieri) e l’opera più sospesa di tutte (su viadotti!), il cosiddetto ”people-mover” (o money-mover?!?) stazione-aeroporto.

Cosa manca a tutti questi progetti faraonici? Una trama che li colleghi tutti assieme, magari mediante un unico vettore di superficie (quanti soldi risparmiati!) e che li possa rendere davvero alternativi all’auto privata. E che offra tante fermate en plein-air nelle zone più urbanizzate o ricche di servizi, magari abbinandolo al treno come avviene in tanti paesi civili ormai da decenni.

L’unico progetto, fra quelli esistenti, che possieda in buona parte questi requisiti è il Servizio Ferroviario Metropolitano (SFM), non a caso rimasto quasi sul binario morto dagli anni ’90: la famosa ”cura del ferro” che valorizza per i viaggiatori le otto direttrici ferroviarie che percorrono la città e l’hinterland, con un sistema di nuove fermate urbane e suburbane, facilità d’accesso e frequenza di corse già fissata, negli accordi FS-Enti locali,  in mezz’ora nelle ore di punta.

Ma i vertici delle ferrovie hanno puntato tutto sull’Alta Velocità, lasciando quei protocolli con i timbri sbiaditi per i vecchi pendolari e fiammanti per i nuovi pendolini…

Ma il progetto SFM  si potrebbe ulteriormente arricchire con vecchie rotaie di ferrovie abbandonate che oggi servirebbero per alleggerire l’insostenibile peso del traffico automobilistico.

Partiamo da una di queste: la cosiddetta ”asta Casaralta”: quella rotaia che tuttora si vede fiancheggiare via Ferrarese, costeggiando la vecchia fabbrica tristemente nota per aver prodotto armi in periodo bellico e morti da amianto in quello post-bellico.

Bonificata, dopo aver prodotto treni e TRAM (quelli veri, ma per l’estero…) fu abbandonata in favore di altri siti considerati più remunerativi (per le tasche della proprietà, l’italianissima FIREMA), consegnando la vecchia fabbrica al degrado ed alla desolazione, preambolo della speculazione edilizia prossima ventura come in tutti i casi di abbandono scientificamente e cinicamente praticato.

Quella rotaia era la prima parte di una vecchia linea ferroviaria, abbandonata come tante, troppe nella seconda metà del ‘900, la Bologna-Pieve di Cento/Malalbergo, il cui punto di snodo verso i due capolinea della Bassa era alla Dozza, dove ancora adesso si vede a fianco della strada.

Quel collegamento, che recentemente ha fatto da cantiere per l’Alta Velocità, è stato definitivamente affossato dalla giunta Cofferati, che ne ha decretato lo smantellamento, quando poteva essere utilizzato, con piccole modifiche, per l’accesso ferrotramviario a Fiera e Parco Nord, per le Feste dell’Unità. Il PD? Sempre silente, anche quando si chiamava PCI – PDS – DS…

Quella vecchia ferrovia, di cui è rimasta una traccia visibile della archeologia, aveva la propria stazione di partenza oltre il Ponte Matteotti, accanto all’attuale Liceo Sabin. Il luogo che tuttora ospita la collezione storica dell’ATC (vecchi TRAM  di Bologna, le locomotive e le carrozze della ferrovia Casalecchio-Vignola, il bus 37 che trasportò vittime e feriti della strage alla stazione…), che doveva diventare il Museo dei Trasporti di Bologna e che non lo è mai stato per mancanza di volontà politica.

Guarda caso, proprio il luogo che recentemente la Presidente della Provincia, Beatrice Draghetti, avrebbe scelto per realizzare la nuova sede dell’Ente che presiede…

Le Province dovrebbero sparire, per obsolescenza, inutilità e spreco di risorse, e invece la Draghetti fa sparire il mai nato Museo dei Trasporti, in una città che ne è il cuore (malato, per l’appunto) e che al contrario ripudia la propria storia.

Non c’è futuro senza memoria: una seria e diffusa cultura del trasporto pubblico sarebbe stata l’anticorpo ideale dei mostri progettuali oggi in cantiere.

Un’altra linea che potrebbe essere di grande utilità per i passeggeri è la cosiddetta ”cintura ferroviaria”, usata per trasportare le merci e che da Borgo Panigale a San Ruffillo lambisce la città toccando luoghi di vario interesse: le Aldini, la Fiera, il CAAB…

Una sua deviazione raggiunge tuttora la Fiera con una stazione dedicata: inaugurata a metà degli anni ’90 con la Cucinotta come testimonial, ha avuto in seguito poco appeal ed è attualmente utilizzata in sporadici eventi fieristici,  quando potrebbe essere una valida alternativa al congestionamento provocato dal Motorshow e non solo.

Un’altra linea, non archeologica in questo caso ma viva e vegeta, è quella che collega la stazione centrale e la cintura ferroviaria con l’Interporto di Bentivoglio. Chi prende il treno verso Ferrara vede che accanto ai binari della linea ne sono presenti altre due coppie, per le quali si sono spesi molti soldi pubblici e che oggi sono sottoutilizzate.

La lobby dell’autotrasporto le ha sempre boicottate e ha costretto gli Enti locali, che prima si sono indebitati per realizzarle, a investire nuovi soldi per nuove strade per vecchi e impattanti TIR.

Col risultato di devastare il territorio e produrre sempre più inquinamento e incidentalità (che si traduce in maggiore spesa sanitaria, quindi pubblica, a carico di tutti noi…), facendo circolare le merci su gomma e non su rotaia.

Già oggi, con treni opportunamente cadenzati, si potrebbero raggiungere Corticella, San Ruffillo, Borgo Panigale, Casalecchio in poco tempo senza usare le strade e l’auto.

Per non parlare delle previste stazioni urbane di Pontevecchio, via Zanardi,  Prati di Caprara,  via Rimesse  (e altre che si potrebbero aggiungere): la cura del ferro (SFM + TRAM urbani, non CIVIS) farebbe di Bologna una città pulita e davvero europea.

Ma ci vuole proprio un miracolo della Madonna di S. Luca?  A proposito, perché non pensare di ripristinare la vecchia funivia, inopinatamente dismessa all’inizio degli anni ’70 del ‘900?

Con le tecnologie oggi diffuse nel mondo, si potrebbe utilizzare il pilone abbandonato per trasportare bolognesi e turisti sul Colle della Guardia, senza impatto ambientale e costi stratosferici, ma con pieno rispetto del paesaggio, della tradizione e, per chi lo vuole, della fede.

Meglio il sorriso bonario della Signora che ci guarda dalla collina piuttosto che il ghigno beffardo del Dio Denaro,  che si attesta terra-terra (e sottoterra!) e poi produce i mostri chiamati Civis, people-mover e barbarie…..

Filippo Boriani

Bologna, 30/8/2010 (scritto)

Banca Etica, ci può essere ?

Il fatto
sono responsabile di una associazione di volontariato che in novembre 2009 ha aperto un conto presso Banca “Etica”, da allora fino alla fine di Luglio scorso, con questo conto l’associazione non ha fatto né una operazione bancaria né ha fatto movimenti di alcun tipo.
Abbiamo deciso, visto il non utilizzo e i costi di gestione di chiudere il conto; ma avere lasciato i nostri pochi soldi a questa Banca per nove mesi ci è costato 120,33 euro.

La domanda
stando come stanno le regole nella nostra società che mettono le Banche al vertice del potere economico, la domanda che faccio è: può esserci in Italia una Banca “Etica”, una banca che è comunque costretta ad agire secondo le regole della lobby bancaria ?

Conclusione
chi si serve di una Banca sedicente Etica in questo nostro contesto, crede di mettere a posto la sua coscienza ma forse è solo un illuso.

Meditate.

Giuseppe Barile,
pensionato “non in pensione”,