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Sulle Aree Militare dismesse a Bologna

Segnalata da Alba una mail inviata a assembleacultura@women.it

To: assembleacultura@women.it
Date: Tue, 23 Nov 2010 22:15:34 +0100
Subject: [Assembleacultura] vi relaziono la mia visita alle aree militari dismesse

Qualche giorno fa un amico mi ha mandato una mail dove mi informava che il 23 novembre ci sarebbe stato un incontro di presentazione con visita alle aree militari dismesse. Ho dato un occhio all’invito e mi sono registrata, come chiedevano, per partecipare.
Ho inviato la richiesta ad un numero di fax di Bergamo indirizzata a Daily RE TV. In pratica questa Daily RE è un agente immobiliare che per conto del Demanio fa visitare, illustra, in pratica vende, come fanno gli agenti immobiliari appunto, le aree militari di Bologna.
La giornata prevedeva degli interventi di presentazione in una sala della pinacoteca in via Belle Arti 56, un buffet e la visita guidata con pullman alle ex caserme Sani, Masini e Minghetti.
Appena arrivata ho copiato alcuni nomi delle società che avevano le sedie riservate: Galotti spa, Nomisma, Gabetti Property Solution spa, Te.s.l. srl, Consorzio cooperative costruzioni, D.L. engineering srl, Pozzi e Troti spa, FIMAA bologna, Vadadige costruzioni spa, Unipol gruppo finanziario, CDS real estate spa, Reag spa, Ance bologna (e altri). Ho saputo che sono già state effettuate 50 visite e che per visite più dettagliate ci si può prenotare alla Daily RE. Ci sono anche dei russi interessati (voci).
Capobianco dell’Agenzia del Demanio spiega quanto il demanio ha messo sul mercato negli ultimi anni e quanto è stato venduto (alcune aste sono andate deserte). A Bologna ora ci sono da vendere 19 ex aree militari e una del comune, la scuola Tambroni. Il commissario Cancellieri ha ritenuto opportuno procedere alla vendita di 8 aree, le altre verranno vendute dalla nuova giunta, presumibilmente nell’autunno del 2011. In questo lotto l’area più importante è la caserma Sani, un paesello composto da 26 grandi edifici e una vasta area verde. Rimangono da valutare e vendere aree importanti come la Staveco e i Prati di Caprara (e Mazzoni, Albano, Azeglio, Tambroni)
Ex caserma Sani base d’asta 42 milioni di euro
Ex caserma Masini base d’asta 14 milioni di euro
Ex teatro della caserma Minghetti base d’asta 4 milioni di euro
Apertura buste con le offerte 15/12/2010
Ex direzione lavori base d’asta 300 mila euro
Compendio Monte Paderno base d’asta 100 mila euro
Ex caserma Mameli base d’asta 800 mila euro
Polveriera val d’Aposa base d’asta 1200 mila euro
Postazione CPB San Pancrazio base d’asta 100 mila euro
Apertura buste con le offerte 20/12/2010
Cosa ci guadagna il comune? Il comune trattiene dal 15 al 5 % del ricavato della vendita, questa percentuale decresce con l’aumentare del tempo che il comune impiega a stabilire i vincoli, le destinazioni, il prezzo e a mettere il bene sul mercato. Se il comune fa in fretta, come nel caso di queste 8 caserme, la percentuale è al massimo, ovvero il 15%. Per le aree che verranno vendute dalla nuova giunta (la nuova giunta potrà decidere di apportare modifiche ma i progetti sono già pronti, destinazioni, vincoli e valutazioni già fatte) la percentuale sarà minore.
Il costruttore ha l’obbligo di ristrutturare per il comune degli immobili da restituire alla collettività; questo rappresenta il maggior guadagno che il comune ricava dall’operazione, la riqualificazione delle aree  e la dotazione di cui beneficerà la città. Nel caso della caserma Masini è stato stabilito che verrà realizzata una scuola, nel caso della Sani gli edifici 1, 10 e 26 dovranno essere ristrutturati e rimarranno proprietà del comune. I volumi potranno essere aumentati di pochissimo (i 9 edifici sottoposti a vincolo verranno restaurati e gli altri demoliti e ricostruiti per gli stessi volumi) e l’enorme area verde diventerà in parte parco pubblico. Cosa si farà negli edifici che torneranno al comune verrà deciso dal comune assieme ai quartieri e alla ditta costruttrice. I quartieri sono già stati sentiti (la richiesta della scuola nella caserma Masini è una richiesta del quartiere) ma non è ancora stato deciso tutto ciò che verrà realizzato.
Giacomo Capuzzimati (comune di Bologna Dipartimento qualità della città) elogia il fatto che si sia finalmente giunti alla vendita. Delle aree militari si parla da 20 anni, lui se ne occupa da quando è entrato in comune.
Francesco Evangelisti (comune di Bologna Dipartimento qualità della città) spiega che la Bolognina, dove si trova la caserma Sani, è una zona in riqualificazione, grazie ad un collegamento ferroviario suburbano sarà velocemente collegata alla stazione centrale (rientra nel progetto di ammodernamento dello snodo bolognese). Una pista ciclabile, che sorgerà al posto dei binari che corrono lungo via Ferrarese, la collegherà in linea retta al centro. In quella zona altre aree ex industriali sono già in riqualificazione.
La dott. Grifoni rappresentante della soprintendenza parla dei vincoli, le soprintendenze sono cambiate, si son fatte più pragmatiche, se ci sono immobili che non hanno valore storico si è concesso il permesso di demolirli.
Ing. Marco Morelli agenzia del Demanio, valorizzazioni.  Il comune è riuscito a mettere intorno ad un tavolo tutti gli attori che avevano interessi su questi beni. E’ riuscito a creare una sincronia tra PSC, RUE e PUV (Piano strutturale comunale, Regolamento urbanistico edilizio e Programma unitario di valorizzazione). Cosa vuole l’investitore, si è chiesto il comune? Che il rischio sia ridotto al minimo. Con le società con cui è stato redatto il piano ci si è posti l’obiettivo di porre regole coerenti con la pianificazione urbanistica e coerenti anche con le aspettative delle aziende costruttrici. Insomma prima è stato fatto uno studio di fattibilità tecnica, urbanistica e strutturale, poi è stato fatto uno studio di fattibilità per vedere se il bene fosse appetibile sul mercato.  Il comune vende quindi la tavolozza con relativa cornice, regole e paletti. Starà poi alle capacità dei costruttori realizzare un bel quadro. Quando si siederanno al tavolo con gli interlocutori del comune possono star sicuri che troveranno persone preparate. Quindi una parte di rischio c’è, rimane, ma i costruttori troveranno modalità di utilizzo certe, in tempi certi. Verranno messi a disposizione tutti gli studi, piani e pareri che sono stati fatti. Illustra la caserma Sani: come si vede dall’alto si tratta di un’area abbastanza vuota, con molto verde, in un’area circostante molto piena, molto costruita. Le indicazioni prevedono che rimanga un’area con molto verde, poco volume può essere incrementato, le destinazioni d’uso ammesse sono elencate. 9 edifici hanno il vincolo della conservazione, gli altri possono essere demoliti e ricostruiti. Il comune auspica progetti di qualità e collaborazione, i rapporti con le istituzioni saranno improntati su questi parametri. Caserma Masini: in centro storico. Sono ammesse tutte le destinazioni elencate ed è prevista anche una scuola. Coniuga gli interessi dell’imprenditore con quelli della collettività. Prevede anche la possibilità di realizzare un parcheggio interrato. Masini e Minghetti nascono su due aree conventuali.
Per chi vuole saperne di più, piante, destinazioni d’uso, vincoli…

http://www.agenziademanio.it/export/demanio/servizi/Catalogoimmobiliinvalorizzazionen.htm

Le pensioni dei parlamentari

Cari amici:

il giorno 21 settembre, nel silenzio quasi generalizzato dei media, un’ordine del giorno per diminuire la pensione dei parlamentari è stato bocciato dalla Camera dei Deputati con incredibile maggioranza bipartisan: 22 sì, 498 no! Salvo il gruppetto dell’IdV, tutti gli altri hanno respinto la mozione. Cliccando qui troverete la scelta di voto di ogni singolo parlamentare.

I parlamentari sono gli unici ‘dipendenti’ a poter scegliere il proprio stipendio e annessi emolumenti. Nessuna li controlla e quindi fanno come vogliono. Sarebbe sufficiente una piccola riforma costituzionale che stabilisca il seguente principio: lo stipendio del parlamentare della Repubblica è allineato in modo inderogabile allo stipendio medio del paese, così come calcolato annualmente dall’Istat. Infatti, i parlamentari non dovrebbero guadagnare né un euro di più né uno di meno del lavoratore medio. Se gli stipendi degli italiani vanno giù, allora scende anche l’indennità parlamentare. Se invece vanno su, allora in parlamentari si ritroveranno qualche euro extra in tasca. Così, forse, pur di veder crescere il proprio stipendio farebbero il possibile per aiutare i lavoratori italiani a guadagnare un salario più dignitoso (sempre che non decidano,  furbescamente, di taroccare le statistiche!).

I lavoratori italiani sono tra i più sottopagati d’Europa mentre i nostri parlamentari si aggiudicano lo stipendio più alto del continente. Ma, come ripetiamo ormai da tempo, i cittadini che non controllano si beccano la classe politica che si meritano. In Inghilterra, buona parte dei politici che avevano abusato dei rimborsi l’anno scorso si è dimessa tra il furore popolare. In un altro paese, saremmo già scesi tutti in piazza ed avremmo circondato il Parlamento rifiutando, pacificamente, di andarcene fino a che i parlamentari non abbiano votato una legge ‘anti casta’ degna di questo nome. In un altro paese. E in Italia?

Ferroterapia

BOLOGNA,  NODO (SCORSOIO) DEI TRASPORTI:
SCIOGLIAMOLO IN UNA LEGA DI FERRO/VIE!

Sappiamo che Bologna è il cuore dei trasporti italiani: ma è un cuore malato, perché sottoposto esageratamente alla cura del piombo, delle polveri sottili, del cemento e dell’asfalto, in tre parole: stressato dall’auto. Ma anche trafitto da freccerosse, nere, argento…

Ed è un cuore con gravi patologie interne, per cronici problemi di circolazione, urbana e suburbana, mai risolti o affrontati nel modo più giusto e terapeutico.

Anzi, con risposte sbagliate sia per l’inefficacia trasportistica che per lo svenamento di risorse finanziarie: l’inutile CIVIS del tandem Guazzaloca-Cofferati, il metrocoop (sempre voluto dalla suddetta ”coppietta-omicidi”,  già appaltato a un colosso della Lega e forse cancellato dalla Cancellieri) e l’opera più sospesa di tutte (su viadotti!), il cosiddetto ”people-mover” (o money-mover?!?) stazione-aeroporto.

Cosa manca a tutti questi progetti faraonici? Una trama che li colleghi tutti assieme, magari mediante un unico vettore di superficie (quanti soldi risparmiati!) e che li possa rendere davvero alternativi all’auto privata. E che offra tante fermate en plein-air nelle zone più urbanizzate o ricche di servizi, magari abbinandolo al treno come avviene in tanti paesi civili ormai da decenni.

L’unico progetto, fra quelli esistenti, che possieda in buona parte questi requisiti è il Servizio Ferroviario Metropolitano (SFM), non a caso rimasto quasi sul binario morto dagli anni ’90: la famosa ”cura del ferro” che valorizza per i viaggiatori le otto direttrici ferroviarie che percorrono la città e l’hinterland, con un sistema di nuove fermate urbane e suburbane, facilità d’accesso e frequenza di corse già fissata, negli accordi FS-Enti locali,  in mezz’ora nelle ore di punta.

Ma i vertici delle ferrovie hanno puntato tutto sull’Alta Velocità, lasciando quei protocolli con i timbri sbiaditi per i vecchi pendolari e fiammanti per i nuovi pendolini…

Ma il progetto SFM  si potrebbe ulteriormente arricchire con vecchie rotaie di ferrovie abbandonate che oggi servirebbero per alleggerire l’insostenibile peso del traffico automobilistico.

Partiamo da una di queste: la cosiddetta ”asta Casaralta”: quella rotaia che tuttora si vede fiancheggiare via Ferrarese, costeggiando la vecchia fabbrica tristemente nota per aver prodotto armi in periodo bellico e morti da amianto in quello post-bellico.

Bonificata, dopo aver prodotto treni e TRAM (quelli veri, ma per l’estero…) fu abbandonata in favore di altri siti considerati più remunerativi (per le tasche della proprietà, l’italianissima FIREMA), consegnando la vecchia fabbrica al degrado ed alla desolazione, preambolo della speculazione edilizia prossima ventura come in tutti i casi di abbandono scientificamente e cinicamente praticato.

Quella rotaia era la prima parte di una vecchia linea ferroviaria, abbandonata come tante, troppe nella seconda metà del ’900, la Bologna-Pieve di Cento/Malalbergo, il cui punto di snodo verso i due capolinea della Bassa era alla Dozza, dove ancora adesso si vede a fianco della strada.

Quel collegamento, che recentemente ha fatto da cantiere per l’Alta Velocità, è stato definitivamente affossato dalla giunta Cofferati, che ne ha decretato lo smantellamento, quando poteva essere utilizzato, con piccole modifiche, per l’accesso ferrotramviario a Fiera e Parco Nord, per le Feste dell’Unità. Il PD? Sempre silente, anche quando si chiamava PCI – PDS – DS…

Quella vecchia ferrovia, di cui è rimasta una traccia visibile della archeologia, aveva la propria stazione di partenza oltre il Ponte Matteotti, accanto all’attuale Liceo Sabin. Il luogo che tuttora ospita la collezione storica dell’ATC (vecchi TRAM  di Bologna, le locomotive e le carrozze della ferrovia Casalecchio-Vignola, il bus 37 che trasportò vittime e feriti della strage alla stazione…), che doveva diventare il Museo dei Trasporti di Bologna e che non lo è mai stato per mancanza di volontà politica.

Guarda caso, proprio il luogo che recentemente la Presidente della Provincia, Beatrice Draghetti, avrebbe scelto per realizzare la nuova sede dell’Ente che presiede…

Le Province dovrebbero sparire, per obsolescenza, inutilità e spreco di risorse, e invece la Draghetti fa sparire il mai nato Museo dei Trasporti, in una città che ne è il cuore (malato, per l’appunto) e che al contrario ripudia la propria storia.

Non c’è futuro senza memoria: una seria e diffusa cultura del trasporto pubblico sarebbe stata l’anticorpo ideale dei mostri progettuali oggi in cantiere.

Un’altra linea che potrebbe essere di grande utilità per i passeggeri è la cosiddetta ”cintura ferroviaria”, usata per trasportare le merci e che da Borgo Panigale a San Ruffillo lambisce la città toccando luoghi di vario interesse: le Aldini, la Fiera, il CAAB…

Una sua deviazione raggiunge tuttora la Fiera con una stazione dedicata: inaugurata a metà degli anni ’90 con la Cucinotta come testimonial, ha avuto in seguito poco appeal ed è attualmente utilizzata in sporadici eventi fieristici,  quando potrebbe essere una valida alternativa al congestionamento provocato dal Motorshow e non solo.

Un’altra linea, non archeologica in questo caso ma viva e vegeta, è quella che collega la stazione centrale e la cintura ferroviaria con l’Interporto di Bentivoglio. Chi prende il treno verso Ferrara vede che accanto ai binari della linea ne sono presenti altre due coppie, per le quali si sono spesi molti soldi pubblici e che oggi sono sottoutilizzate.

La lobby dell’autotrasporto le ha sempre boicottate e ha costretto gli Enti locali, che prima si sono indebitati per realizzarle, a investire nuovi soldi per nuove strade per vecchi e impattanti TIR.

Col risultato di devastare il territorio e produrre sempre più inquinamento e incidentalità (che si traduce in maggiore spesa sanitaria, quindi pubblica, a carico di tutti noi…), facendo circolare le merci su gomma e non su rotaia.

Già oggi, con treni opportunamente cadenzati, si potrebbero raggiungere Corticella, San Ruffillo, Borgo Panigale, Casalecchio in poco tempo senza usare le strade e l’auto.

Per non parlare delle previste stazioni urbane di Pontevecchio, via Zanardi,  Prati di Caprara,  via Rimesse  (e altre che si potrebbero aggiungere): la cura del ferro (SFM + TRAM urbani, non CIVIS) farebbe di Bologna una città pulita e davvero europea.

Ma ci vuole proprio un miracolo della Madonna di S. Luca?  A proposito, perché non pensare di ripristinare la vecchia funivia, inopinatamente dismessa all’inizio degli anni ’70 del ’900?

Con le tecnologie oggi diffuse nel mondo, si potrebbe utilizzare il pilone abbandonato per trasportare bolognesi e turisti sul Colle della Guardia, senza impatto ambientale e costi stratosferici, ma con pieno rispetto del paesaggio, della tradizione e, per chi lo vuole, della fede.

Meglio il sorriso bonario della Signora che ci guarda dalla collina piuttosto che il ghigno beffardo del Dio Denaro,  che si attesta terra-terra (e sottoterra!) e poi produce i mostri chiamati Civis, people-mover e barbarie…..

Filippo Boriani

Bologna, 30/8/2010 (scritto)

Banca Etica, ci può essere ?

Il fatto
sono responsabile di una associazione di volontariato che in novembre 2009 ha aperto un conto presso Banca “Etica”, da allora fino alla fine di Luglio scorso, con questo conto l’associazione non ha fatto né una operazione bancaria né ha fatto movimenti di alcun tipo.
Abbiamo deciso, visto il non utilizzo e i costi di gestione di chiudere il conto; ma avere lasciato i nostri pochi soldi a questa Banca per nove mesi ci è costato 120,33 euro.

La domanda
stando come stanno le regole nella nostra società che mettono le Banche al vertice del potere economico, la domanda che faccio è: può esserci in Italia una Banca “Etica”, una banca che è comunque costretta ad agire secondo le regole della lobby bancaria ?

Conclusione
chi si serve di una Banca sedicente Etica in questo nostro contesto, crede di mettere a posto la sua coscienza ma forse è solo un illuso.

Meditate.

Giuseppe Barile,
pensionato “non in pensione”,

“La libertà dei servi” di Maurizio Viroli

Maurizio Viroli, professore di Teoria Politica all’Università di Princeton.  Ha insegnato e trascorso periodi di ricerca presso le Università di Cambridge, Georgetown (Washington D.C.), e presso la Scuola Normale Superiore di Pisa.

Giovedì 24 Giugno è stato intervistato alla trasmissione Fahrenheit di Radio 3 sul suo libro “La libertà dei servi”, scritto per spiegare ai suoi amici e colleghi americani cosa è successo al sistema politico in Italia.
E’ possibile ascoltare la trasmissione da questo link:

http://www.radio.rai.it/podcast/A0061164.mp3

Dalla copertina del libro:
Se essere cittadini liberi vuol dire non essere sottoposti a un potere enorme e assolvere i doveri civili, è evidente che gli italiani non possono dirsi liberi; ossia, sono sì liberi, ma liberi nel senso della libertà dei sudditi o dei servi.

Dalla quarta di copertina:
Gli italiani hanno dimostrato nei secoli una spiccata capacità di inventare sistemi politici e sociali senza precedenti. Anche la trasformazione di una repubblica in una grande corte è un esperimento mai tentato e mai riuscito prima. Rispetto alle corti dei secoli passati, quella che ha messo radici in Italia coinvolge non più poche centinaia, ma milioni di persone e le conse­guenze sono le medesime: servilismo, adulazione, identificazione con il signore, preoccupazione ossessiva per le apparenze, arroganza, buffoni e cortigiane. Poiché il sistema di corte ha plasmato il costume diffondendo quasi ovunque la mentalità servile, il rimedio dovrà essere di necessità coerente alla natura del male, vale a dire riscoprire, o imparare, il mestiere di cittadini. Per quanto sia ardua, è la sola via. Il primo passo è capire il valore e la bellezza dei doveri civili.

Segnalato da

Giuseppe
il pensionato non “in pensione”

Resistere, resistere, resistere.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/03/26/le-oligarchie-dei-giri-che-infettano-la.html

Segnalo agli amici di controllo cittadino un articolo di Zagrebelski (costituzionalista) molto illuminante sullo stato della democrazia in Italia.

A Bologna è in atto uno sciopero degli autisti ATC contro la cessione del trasporto pubblico a terzi. Quello che comporta lo sappiamo: peggioramento della vita lavorativa dei dipendenti, annullamento di abbonamenti a tariffe agevolate, aumenti ecc.. Generalmente si tende a giustificare la cessione dei servizi pubblici per incapacità nella gestione da parte delle amministrazioni. A nessuno viene in mente che se le cose non funzionano bisogna cambiare chi le governa  e non buttarle nel cesso svendendole! Ma il ricambio istituzionale o non c’è, o è drogato da un sistema di potere malato e corrotto, i nuovi amministratori finiranno per essere la copia carboncino dei vecchi. Punto e basta.

La cosa incredibile è che siamo noi stessi a perpetuare questo sistema. Abbiamo candidato e fatto vincere Errani per la terza volta, idem hanno fatto in Lombardia con il Governatore Formigoni in carica. Per quanto possano essere brave persone, niente è più drammaticamente negativo per la comunità di una carica ininterrotta per quindici anni.

Come cittadini non abbiamo né gli strumenti,né l’informazione, né la maturità politica per poterlo annientare.

Ma oggi c’è dell’altro: oltre a mantenere intatto un sistema che sottrae welfare, buon governo, servizi, in ambito amministrativo, sosteniamo il governo ogni giorno autotassandoci attraverso un esagerato consumo di alcool, l’acquisto giornaliero di gratta e vinci e il gioco del lotto opportunamente moltiplicato nelle estrazioni. Solo queste due cose, perfettamente inutili se non dannose, creerebbero danni al sistema se lo volessimo. Ma ci piace così tanto essere sfruttati! Ci fanno credere di essere solidali e generosi per farci pagare la ricerca, (telethon) organizziamo e paghiamo un concerto per dare denaro per il restauro delle sette chiese, portiamo i nostri bambini in asili nido che costano alla comunità come hotel di lusso, ( grazie ad un complicato sistema di gestione concordato con  cooperative e costruttori… ), siamo disposti a pagare profumatamente esami diagnostici normalmente a carico del servizio sanitario.

Ma in tutto questo, riteniamo che le scritte sui muri siano il grande problema… Non c’è amministratore che non affronti di petto questo terribile flagello!

Faccio una proposta ai nostri amministratori: se ci risolvete il problema delle polveri sottili, del rumore,del traffico, delle auto sui marciapiedi, della xenofobia, del caro affitto, ecc. vi risolvo io personalmente il problema delle scritte sui muri… a costo di passare il resto della mia vita con un pennello in mano!

Come resistere?

Alba

Reddito di Base o di Cittadinanza o di Esistenza

Reddito di Base,

Reddito di Cittadinanza,

Reddito di esistenza.
Se ne parlerà in occasione della presentazione del Libro

REDDITO PER TUTTI
di   AA. VV.
Edizione Manifestolibri

Sabato 17 Aprile – ore 15:30
Presso
Osteria Malazeni
Cucine Povere dal Mondo
Via Mascarella 84/d – Tel. 051 243727

Vedi la mappa:

http://www.baltazar.it/ristoranti-bologna-citta/424452-malazeni-bologna.html

I cittadini di L’Aquila. Ancora una volta

Batte il cuore della cittadinanza che non si arrende a L’Aquila. Hanno atteso, per mesi, nella speranza (grandemente delusa) che lo Stato avrebbe fatto il proprio dovere. Ed ora, invece di supplicare e commiserarsi, hanno deciso di riprendersi la loro città. Prima incursione il giorno di S.Valentino. Seconda incursione oggi.

Il potere della cittadinanza cammina sulle gambe degli aquilani che non si arrendono. E’ ciò che dovrebbero fare tutti i cittadini italiani. Ogni volta che si profila un abuso, tutti uniti. Senza un passo indietro. Senza attendere che qualche ‘leader’ si proponga come un deus ex machina a risolvere magicamente i problemi di questo Paese in affanno.

Perché quando i cittadini se ne stanno con le mani in tasca, aspettando la manna dal cielo, è già bella che pronta la fregatura. L’abuso ed il privilegio sguazzano nell’assenteismo dei cittadini.  Cosa serve per farci svegliare una volta per tutte?

Consigli comunali in Piazza

L’ex consigliere Tommasini propone di fare i Consigli comunali in piazza, mentre la sinistra bolognese lancia la proposa ‘Consigli …fuori dal Comune’. Per un gruppo come ControlloCittadino, che da mesi rivendica la pubblicità, la trasparenza e la partecipazione dei cittadini nella gestione della città, suona come musica per le orecchie. Ma quello che ci interessa è che tali proposte, nate in un momento particolare della nostra città (sottoposta a commissariamento), vengano riprese e mantenute quando si insedierà la prossima amministrazione comunale. Cioè quando le persone che oggi le rilanciano avranno davvero la possibilità di realizzarle.

Noi la proposta del Consiglio Comunale in Piazza Maggiore, una volta ogni trimestre, l’avevamo fatta al Sindaco Delbono ed al suo Consiglio Comunale, così come la richiesta di installare un maxi schermo con le dirette comunali nelle principali piazze della città. Ovviamente nessuno ha risposto.

Ora qualcuno ci ripensa. Bene, meglio tardi che mai. Noi staremo qui a vigilare, pronti a controllare chi manterrà le promesse e chi se ne ‘dimenticherà’.

Signora Commissario, partecipiamo ?

Lettera aperta dei cittadini bolognesi al commissario straordinario della città

Gentile Commissario,

questo è un momento difficile per Bologna. Dopo solo pochi mesi l’amministrazione comunale è dimissionaria e si apre una fase incerta per la nostra città, che genera forti preoccupazioni tra la cittadinanza.

Cosa dobbiamo aspettarci dal commissariamento? Secondo quali modalità verrà amministrata la nostra città?

Dall’inizio del mandato amministrativo, prematuramente concluso con le dimissioni del sindaco, alcuni gruppi di cittadini si sono organizzati per garantire una presenza stabile a tutte le riunioni del Consiglio Comunale di Bologna, finalizzata all’ascolto attento ed alla rendicontazione puntuale (attraverso alcuni siti web) dei lavori dell’assemblea cittadina, allo scopo di rendere più trasparente il rapporto tra elettori ed eletti e di rendere i cittadini più partecipi delle decisioni amministrative. A questo lavoro si aggiunge la tradizione partecipativa di tante associazioni cittadine che da anni si impegnano per una gestione comunale più trasparente e democratica.

Perché Signora Commissario non ripartire proprio da qui? Perché non inaugurare una fase di partecipazione diretta durante il suo mandato? Perché non dare più voce ai cittadini?

Una scelta innovativa come quella di coinvolgere direttamente la cittadinanza, associazioni e gruppi spontanei potrebbe dare nuove speranze e preparare la città alle prossime elezioni amministrative.

Noi cittadini, quindi, La invitiamo ad un atto innovativo. Esistono varie modalità per il coinvolgimento della cittadinanza nell’amministrazione della città. Che ne pensa di fare degli incontri pubblici con i cittadini bolognesi? Si potrebbero tenere degli incontri aperti a chiunque sia interessato, con cadenza quindicinale/mensile, in cui Lei potrà illustrare le decisioni prese e che intende prendere, dando spazio a domande/osservazioni da parte di semplici cittadini (ad esempio cinque persone, scelte a sorte tra quelle che chiedono di parlare, con un tempo massimo di 2/3 minuti cadauno).

Sarebbe il modo migliore per cominciare un percorso comune, un esperimento civico che potrebbe essere di esempio al resto del Paese. Non lasci che questo periodo venga ricordato soltanto come una macchia nella storia di Bologna. Cogliamo questa occasione per farne insieme un momento preparatorio per la costruzione di una prassi democratica innovativa e partecipativa.

In attesa delle Sue decisioni in merito, Le porgiamo distinti saluti.

Associazione “ControlloCittadino” (www.controllocittadino.org)

Associazione “Il Mosaico” (www.ilmosaico.org)

Blog “DAL CONSIGLIO COMUNALE DI BOLOGNA”  http://cocobologna.blogspot.com/

“Cittadini in Consiglio”