Alba su MARCHIONNE IN FONDERIA

Ieri sera Lorenzo Alberghini ha proiettato un suo lavoro documentaristico al Lumiere. MARCHIONNE IN FONDERIA Ingresso gratuito, sala piena, anzi stra piena.

E’ una indagine su Termini Imerese, sul silenzio mediatico, sul silenzio del governo, e ovviamente sulle “strategie” di Marchionne e dei sindacati. Nel documentario si racconta anche come in Argentina alcune aziende a rischio chiusura, sono state prese in gestione e salvate dagli operai.

Per uno strano effetto di “passaggi di consegne” ciò che non fanno i governi lo fanno cittadini comuni. Presentano soluzioni, strategie, spesso incredibilmente acute ma anche semplici, perché le soluzioni esistono. La rappresentazione di un mondo complicato, è ciò che occorre al potere costituito per scoraggiarci e darci quella sensazione orribile di inadeguatezza, incapacità, incomprensione, ineluttabilità.

Nell’ultimo periodo il tema del lavoro mi ha molto appassionata. Di lavoro ne so qualcosa, a 10 anni stavo “a bottega” il pomeriggio, e a scuola la mattina, più o meno mezzo secolo fa, ma succede ancora, anche in Italia, al sud. Anzi peggio, non stanno a bottega, non consegnano pane, ma a 12 anni consegnano stupefacenti, ed il destino è segnato per sempre. Ed ho capito una cosa, che il lavoro ha perduto la sua funzione originaria di scambio, di soddisfazione altrui, di regola, di motore sociale.

Una frase di Zigmund Baumann recita più o meno: nella fitta rete di interelazioni globali non possiamo essere certi della nostra integrità morale; L’acquisto di un cellulare nuovo o dell’ utilitaria a bassissimo costo vede coinvolti molti esseri umani di numerosi paesi, a cui i nostri tanto reclamati diritti, a loro paiono irraggiungibili privilegi.  Quindi se ogni mia azione può causare: schiavitù, sfruttamento, inquinamento, saccheggio,morte, allora ogni mattina il mio essere nel mondo ed il mio lavoro perdono completamente di senso.

Ciò di cui abbiamo necessità, non è il mero lavoro, ma il lavoro che scegliamo, che ci soddisfa, che ci fa amare innanzitutto noi stessi per poter amare il prossimo.

E’ importante cominciare a destrutturare i miti che governano il nostro immaginario sul tema del lavoro, smettere di pensare ad una Repubblica fondata sul lavoro, e chiedere il lavoro come un diritto, noi quando chiediamo lavoro in realtà è reddito che chiediamo.

Scarsità e disoccupazione sono funzionali al sistema di schiavitù che si è creato.

A proposito del 17 marzo e della festa si, festa no, non ci vedete dentro il paradosso? siamo senza lavoro ma è necessario non fermare la produzione, dicono gli industriali… Ancora: siamo senza lavoro ma da molti anni le attività di commercio sono aperte sempiternamente…

In realtà al Capitalismo globale, non interessa più il miliardo d’oro d’umanità che consuma, è interessato ai nuovi mercati, che promettono ancora molti miliardi di persone da soddisfare…e molti da sacrificare.

La fame di lavoro (di reddito) ci rende partecipi di un micidiale ingranaggio.

Dietro tutto ciò, il modello di sviluppo e di crescita senza fine, dal quale non riusciamo ad uscire.

La consapevolezza di questi meccanismi comincia a diffondersi, ma molto dobbiamo fare. Ieri sera Lorenzo ha raccontato che in quanto attivista, la domanda che più si sente rivolgere è: per chi lo fai? Hanna Arendt diceva:

per amore del mondo. Ciò è imperativo affinché qualcosa cambi.

Ieri sera Mauro Zani ha parlato di welfare, di tobin tax, si, da qui, dalla ridistribuzione si deve partire, proprio quella che ci negano argomentando crisi globali. Ma sappiamo tutti che il denaro raggiunge i luoghi accessibili a pochi, e che questo meccanismo è stato creato dagli uomini, non è avvenuto da se’…

Il welfare è ciò da cui partire, quando i diritti fondamentali di cura, cibo, casa, scuola, saranno assicurati potremo anche permetterci di rifiutare posti di lavoro che riteniamo degradanti e dannosi per la società.

Forse le nuove tecnologie e l’informazione libera, aiuteranno ad un cambio di paradigma culturale, ed il re sarà finalmente nudo, grazie a tutti quelli come Lorenzo, e a moltissimi altri che sto giorno dopo giorno incontrando.

 

 

2 risposte a Alba su MARCHIONNE IN FONDERIA

  1. Alessandro Salvatore

    Il Suo post mi è sembrato azeccatissmo. Sono ancora pochi quei che la pensano come Lei ed anche come me. Ogni giorno ci dispiace di più fermarci a parlare con noi stessi. Rifflettare sulla nostra dignità senza paure, senza pigrizia e senza pregiudizi ci porterà tutto ciò che adesso cerchiamo dietro lo schermo della TV ed il vetro dei negozi: la libertà dei cittadini, con tutte i suoi diritti e responsabilità.

    Grazie Alba.

  2. La memoria storica, quella dei miei nonni, dei miei genitori, del lavoro si stà piano piano esaurento.
    Il cuore mi sorride per il grande privilegio che ho nel vivere di fatiche, tempi di ritorno lenti da me non prevaricabili.
    Il frutto del mio lavoro è dolce, colorato, saporito e mi da una grande gioia.
    Grazie alla terra ed ai suoi frutti, tutti.
    Ridiamo dignità al lavoro, non come alternativa al sapere ma strumento dello stesso.
    la scuola in questo ha il suo compito più arduo.

    Carla

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